Festa della Madonna della consolazione e sagra del panzerotto a Lequile.

A Lequile, in Salento, a pochi chilometri da Lecce, chi ripercorre a ritroso il cammino del tempo, si trova immerso in un’epoca in cui storia, mito e leggenda si fondono insieme. Forse la stessa configurazione geografica della Puglia evoca sentimenti primordiali di religiosa ammirazione.
Di fronte allo scenario suggestivo offerto dalle campagne salentine, gli antichi abitanti si sentivano sovrastati dall’ignoto e ne squarciavano l’angoscia con riti propiziatori e festeggiamenti solenni inneggianti alla vita.
Alle divinità locali si erano aggiunte quelle portate dai popoli provenienti dall’Asia Minore, quelle dei Messapi attraverso la Tracia e l’Ellade. La dea Hera (Giunone) ebbe il suo culto,  la dea Venere era invocata dalla sacerdotessa madre; Ercole Vincitore vegliava sulle sorgenti d’acqua e sulla pace nelle campagne salentine, contro le scorribande dei pirati; Cerere vegliava solerte e propiziava i raccolti di olve e uva dei campi salentini; Mercurio indicava ai viandanti la via da seguire e proteggeva il commercio nel mercato; Diòniso ridente ed ebbro era di fronte ai suoi vigneti del Salento, e animava le feste della pizzica, fra l’entusiasmo e l’ebbrezza di tutti. Durante
le danze ed i canti si intrecciavano motti pungenti, salaci, battute lascive ed erotiche.

In un tal contesto, nacque la leggenda della Madonna della Consolazione, oggi venerata nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Lequile, chiesa nota anche con il titolo di Santa Susanna: fu edificata nel 1601 in stile barocco, e la facciata termina con un timpano triangolare spezzato con al centro la statua della Vergine posta su un capitello ionico. L’interno della chiesa custodisce un antico affresco della Madonna con il Bambino, che il 26 e il 27 settembre di ogni anno, viene venerato dagli abitanti della cittadina.

Numerose sono le leggende che ruotano attorno alla Madonna della Consolazione, a cominciare da un quadro che nel 1577, parlò a un umile fraticello per annunciare la fine della terribile pestilenza nella città di Reggio Calabria. Altre leggende miracolistiche sulla Madonna della Consolazione sono relative a epidemie, invasioni da parte dei turchi, e terremoti.
Ma la leggenda più famosa , è quella per cui la Madonna della Consolazione apparve al popolo per mettere fine al paganesimo: durante una festa in onore degli dei una stella apparve dietro le cime dei monti d’oriente. Gli occhi di tutti si fissarono sulla luce insolita che diveniva sempre più grande. Pochi istanti ancora e la stella brillò immensa come un nuovo sole: le statue degli dei sprofondarono e i danzatori caddero tramortiti. Il mattino dopo gli uomini videro seduta su un trono di luce ed avvolta essa stessa di luce, la statua della Madonna con in braccio il Bambino.
La Madre di Dio, portata dagli angeli alati attraverso le vie del cielo, era venuta a
smantellare il peccato e pervadeva già tutt’intorno un nuovo ardore: un senso di pace profonda ed una nuova idealità si sostituirono, e superarono la tragica esaltazione dei sensi e delle passioni umane. L’immagine della Madonna pervasa di bellezza tutta interiore sembrò assorta quasi in un mondo misterioso di dolcezze, nella malinconica contemplazione della vita terrena e nella sublimazione del perdono.

Era spuntata l’alba di una nuova vita. Gli uomini pentiti avvertirono ineffabili sentimenti, un piacere tutto spirituale, un intimo conforto, e chiamarono la Madonna Santa Maria della Consolazione.

A questa suggestiva festa religiosa, si affianca una sagra molto nota nella cittadina di Lequile, quella del panzerotto: i panzerotti sono un tipo di pietanza da rosticceria, chiusa su sé stessa, a forma di mezzaluna e a Lequile vengono solitamente gustati come antipasti ma, spesso e volentieri, diventano vero e proprio pasto unico.
Un grande passato di tradizione anche in questo caso, sta alla base di questa festa, oltre che il ricordo di una grande cultura gastronomica, e uno sfavillante presente di innovazione e proiezione nel futuro. Tra panzerotti e ciceri e tria, tra le influenze straniere che hanno contribuito a gettare le fondamenta della cucina tradizionale e la nuova cucina pugliese, non c’è dubbio che una delle regioni italiane più interessanti, dal punto di vista dell’evoluzione a tavola, sia la Puglia e in particolare il Salento.
I locali di Lequile nella suggestiva Piazza San Vito, faranno a gara per preparare il panzerotto più buono, impastando davanti al pubblico la farina con olio, sale e lievito sciolto; dopo la lievitazione le palline ottenute con l’impasto verranno farcite con qualche stralcio di mozzarella, pomodoro e prosciutto e buttate in abbondate olio già caldo, rilasciando piacevoli profumi invitanti.
Esistono molte varianti al ripieno originale del panzerotto di Lequile; noto è il ripieno con l’aggiunta delle olive snocciolate, delle acciughe, della cipolla e dei capperi. Il panzerotto deriva dalla antica cucina pugliese, quando con la rimanenza della pasta del pane venivano cotti gli avanzi insieme a pezzi di formaggio e pomodori.

Anche i panzerotti al forno sono molto gettonati: una vera goduria con tutto quel ripieno dirompente fumante e gustoso. Per gustarli appieno vanno mangiati caldi facendo molto attenzione alla mozzarella filante.
Non mancheranno altri piatti tipici della tradizione pugliese, come le orecchiette con le cime di rapa, il Tortino alla ricotta, le Farfalle ai gamberetti, le Acciughe fritte gustose e croccanti spruzzate con due gocce di limone.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

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