Festa di S.Biagio della Macchia

Venerato come protettore della gola, San Biagio a Calimera, fino a che il carbone fu tra i cardini dell’economia del paese, aveva anche il compito di proteggere i “craunari”, i carbonari.
Nella Grecìa salentina i carbonai, erano insediati infatti soprattutto a Calimera, grazie alla ricchezza arborea del territorio, e da qui il carbone raggiungeva tutta la provincia. Il mestiere del carbonaio richiedeva competenze ed abilità ad alto livello, e l’esperienza contava moltissimo, per cui, come tra contadini, l’anziano rappresentava una risorsa preziosa.
Il processo produttivo era complesso, composto di diverse fasi ben distinte, e si concludeva con l’operazione di ripulitura dalle scorie di lavorazione del craùne (carbone), che veniva dai calimeresi  pesato, insaccato ed avviato alla commercializzazione.
Accanto alla produzione del craùne, vi era quella della craunella (carbonella) che si otteneva dalla combustione di piccoli rami.

Ogni anno il 3 febbraio gli eredi dei “craunari” si spostano a piedi verso il bosco di Calimera, a rinnovare l’affidamento a “Santu Lasi”.
Qui sorge fin dall’anno Mille la chiesetta semi-ipogea dedicata a San Biagio il santo medico e vescovo vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore), e qui avviene anche la tradizionale benedizione della gola: i fedeli si rivolgono al santo, che in vita fu medico, per la cura dei mali fisici e particolarmente per la guarigione dalle malattie della gola: tra i diversi miracoli attribuiti al santo, infatti si annovera il salvataggio di un bambino che stava soffocando dopo aver ingerito una lisca di pesce.
Il  martirio di san Biagio, avvenuto intorno al 316, è da ricollegare al rifiuto di negare la fede cristiana: la leggenda riporta che fu decapitato, dopo essere stato a lungo torturato con pettini di ferro che gli straziarono le carni. Lo strumento del martirio fu preso a simbolo del santo e poiché simile a quelli utilizzati dai cardatori di lana e dai tessitori, ecco perchè anche queste categorie lo vollero designare quale loro protettore.

Calimera appare particolarmente devota a San Biagio così come l’intera Puglia; il corpo del santo fu sepolto nella cattedrale di Sebaste, ma nel 732 una parte dei suoi resti mortali furono imbarcati, per essere portati a Roma. Una tempesta bloccò il viaggio a Maratea (Potenza), dove parte dei resti rimasero, mentre a Carosino (Taranto), è custodito un pezzo della lingua, conservato in un’ampolla incastonata in una croce d’oro.
A Ostuni si conserva un osso, venerato e posto sulla gola di ogni fedele che oggi si reca in pellegrinaggio al santuario dedicato al santo.
Nella cattedrale di Ruvo di Puglia si venera una reliquia del braccio del Santo, esposta entro un reliquiario a forma di braccio benedicente.

Il carbonaio fu un mestiere che si diffuse dall’inizio dell’Ottocento, quando la zona di Calimera, espropriata ai feudatari in favore dei contadini affinché ne facessero terreni coltivabili, fu destinata al disboscamento.
Il mestiere, poi, si estinse anche se è stato una delle attività sicuramente più rappresentative dello stretto legame che per secoli ha legato il Salento al bosco e alle sue risorse. Praticati anche in ambiti territoriali molto distanti da Calimera i lavori del taglio della legna e della cottura del carbone, costituirono importanti occupazioni per molte comunità salentine.

Alle ore 15 del 3 febbraio 2012, in occasione della festa di San Biagio della Macchia, si potrà assistere alla celebrazione della messa, con la possibilità di sostare, subito dopo, nella vicina masseria San Biagio, rinomata per la produzione di latticini di bufala: latticini e i formaggi sono parte integrante di una dieta equilibrata, fornendo calcio. L’attività Masseria San Biagio è concentrata sulla produzione di latticini e formaggi di bufala, mozzarelle di bufala, yogurt, pecorini, ricotta affumicata e molto altro. Naturalmente è possibile acquistare il latte fresco, opportunamente sterilizzato con le operazioni di uperizzazione. Le mozzarelle sono disponibili in diverse tipologie di prodotto, ciascuna con un sapore differente, per rendere ancora più gustosi i piatti portati sulle tavole. Il latte utilizzato per la produzione delle mozzarelle è munto da poche ore, ed è controllato e certificato. Chiaramente l’attenzione è rivolta sulla genuinità di ciascun bene alimentare, garantendo il rispetto di tutte le norme attuali. La Masseria San Biagio produce anche burro e tutti i beni alimentari sono pregiati.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *