Festa di San Niceta a Melendugno

Le storie di una cittadina e le sue memorie, i visi e le persone del paese, fanno di Melendugno un luogo magico, che a settembre si veste di festa. Il paese intero si specchia tra leggende e fede, in quelle prove di esistenza che sono rappresentate da una devozione autentica verso San Niceta.
Nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Beata Vergine Maria Addolorata, si festeggia anche Niceta: il giorno della morte è sconosciuto, per questo motivo Niceta detto il Goto è ricordato il 15 settembre, giorno della deposizione delle reliquie a Mopsuestia.

Niceta, cristiano cattolico nato a Nord del Danubio, viveva tra chi perseguitava i gruppi credenti in Dio, per costringerli a ritornare al paganesimo e faceva anche portare idoli fra il popolo, dando l’ordine di adorarlo: coloro che si rifiutavano venivano bruciati vivi. Anche Niceta pagò con la vita la testimonianza a Cristo, nel 370. Molti cristiani furono condannati al rogo da Atanarico, per cui, questa persecuzione è chiamata “la persecuzione del fuoco”.
Niceta, educato nella fede dal santo vescovo Teofilo, aveva fatto comunità con uomini pii, che adoravano il vero Dio. A Melendugno si narra che quando i Goti furono divisi in due fazioni e per l’una e l’altra si elesse un principe, uno dei due principi andò dall’imperatore romano, il quale dopo aver fatto  una spedizione contro il tiranno della fazione contraria, riportò una insigne vittoria e assoggettò i Goti; da quel momento i cristiani divennero più numerosi e il primo di questi era Niceta, che apertamente annunciava la fede al popolo. Ma quando l’imperatore romano se ne andò, i Goti infedeli, accesi da furore tormentarono i cristiani chi in un modo, chi in un altro; Niceta invece lo condannarono al fuoco, dopo averlo tormentato con molti supplizi.

Certo la festa in onore di San Nicetqa si vestirà anche dei colori delle luminarie e dei suoni della festa, oltrechè di bancarelle e mercanzie di ogni genere. Ma oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, il lato religioso di Melendugno deve tener conto anche delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che circondano la vita sacramentale della Chiesa, come la venerazione delle reliquie: nell’abbazia di Melendugno, si conserva una reliquia di San Niceta, il braccio sinistro, che anno dopo anno viene esposto al pubblico.
Nell’Abbazia di San Niceta nei pressi del Cimitero di Melendugno, si ricorda il Santo con una festa; la suggestiva volta a botte a sesto acuto e l’ affresco del 1562, fanno da contorno ad altri affreschi venuti alla luce su tutta la lunghezza della parte sinistra, sul fondo delle tre arcate esistenti, databili alla prima metà del XV secolo e raffiguranti alcuni Santi, un Crocefisso e una pregevole Madonna con Bambino.
E’ qui che la gente di Melendugno si riunisce per venerare il Santo patrono. E’ qui che si narra la leggenda di come un certo Mariano, guidato da una stella sul luogo del martirio di Niceta, riconobbe il corpo bruciato dell’amico tra i tanti martiri, e lo trovò bruciacchiato ma intatto: la fede di Niceta aveva vinto comunque; il nome Niceta significa appunto vincitore, perché deriva dal verbo greco “nicao”.
Raccolse il corpo del martire e se lo strinse al petto, poi lo depose in una cassa e lo trasportò dalla sua casa al tempio erettogli alle porte di Mopsuestia in Cilicia. Si dice che Mariano conservò un pollice del Santo, per fiducia nella sua miracolosa protezione.
Era il 15 settembre 375: le reliquie del martire Niceta vennero trasportate a Mopsuestia e il suo culto si diffuse soprattutto a Costantinopoli, dove fu edificata una chiesa. Seguirno chiese in tutto il resto del mondo, e anche a Melendugno.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *