Il concerto di Mino De Santis in Salento, tra storia e folklore

Il concerto di Mino De Santis in Salento, tra storia e folklore, 3-2-2013, ore 22.30, Ugento

Il folclore del Salento, gli usi, i costumi sono fatti di tradizioni, balli, costumi, ricette e sopratutto canti. Mino De Santis, un popolare cantautore salentino, ne è il testimone. La nascita del folklore in Salento non si può fissare a una data precisa della storia, poiché esso nasce con il popolo salentino stesso, come sintesi indissolubile dei miti che si sono fatti tradizione. Nelle poesie dialettali, nelle usanze familiari, nelle canzoni di festa o di lavoro, durante le feste religiose e gli incontri pubblici, si trova il folclore salentino autentico fondamentale per comprendere la più profonda spiritualità dei salentini. Quello stesso folklore esaltato ed evidenziato dalla musica di De Santis.

Nelle melodie inedite e nelle parole di De Santis, si avverte tutto questo: il cantautore si esibirà al Sinatra Hole di Ugento il 2 febbraio 2013, per regalare il folklore della vita quotidiana, attraverso i canti dei contadini fra i giardini profumati di olivo, i dolci più tipici, gli oggetti caratteristici come i fischietti di terracotta, ma soprattutto le canzoni.

Le canzoni di De Santis raccontano di storie di vita tra il triste ed il comico, senza perdere mai l’ironia e la musicalità tipica dei cantautori italiani come De Andrè o Stefano Rosso. Inevitabile anche l’accostamento a Paolo Conte, per certe atmosfere o a Tom Waits. La sua somiglianza fisica con Luciano Ligabue, e la vena ironica delle sue canzoni che lo accomuna a Rino Gaetano, ne fanno un personaggio davvero speciale.
Egli sa riportare ai giorni nostri le antiche tradizioni e i canti popolari e le danze, i costumi, gli oggetti e gli abiti tipici del meridione e del Salento.
Il suo nuovo album “Caminante”, prodotto e messo in commercio dalla neonata etichetta musicale Ululati  della Lupo Editore, è un insieme di personaggi, vizi e virtù di un’Italia e un Sud alla continua rincorsa di un’identità, di esaltazione delle tradizioni popolari e di celebrazione della cultura e della pace.
L’editore Cosimo Lupo, ha avuto anche un piccolo ruolo nel video di presentazione del cd, quello di “Lu ccumpagnamentu” una canzone in dialetto salentino, come molte altre di De Santis, perfetta per potere arrivare anche al più vasto pubblico regionale e nazionale. Nelle aree dove c’è una maggiore vitalità del dialetto e una tradizione letteraria locale, le testimonianze di canzoni dialettali sono sempre ricche e significative; quello di De Santis però non è un dialetto di tipo tradizionale, e nemmeno il tentativo di recupero colto: è un dialetto urbano, contemporaneo, che viene tradotto nel gergo giovanile salentino.

De Santis nella sua musica ricorda anche gli antichi costumi indossati dalle donne del popolo e dai carrettieri del XIX secolo in Salento. L’abito femminile con gonna, gilet come camicia, culotte, grembiule, scialle di lana fatto a mano; capelli intrecciati e poi raccolti in un chignon. L’abito maschile con pantaloni e gilet di velluto, fascia, cintura di lana, camicia e fazzoletto da lavoro.
E all’epoca la musica era fatta da un tamburello, uno strumento a percussione costituito da un cerchio con le campane ai bordi, e con una pelle di un asino o di pecora tesa. Veniva utilizzato per stabilire il ritmo, e analogamente stabilisce oggi il ritmo delle canzoni di De Santis sul palcoscenico, mentre si esibirà per oltre un’ora di spettacolo ad Ugento.
Una delle canzoni più famose di De Santis, è “Sempre in viaggio”, che ha per sottotitolo “Lombardia” ed è incentrata sull’insoddisfazione, sulla voglia di scappare dal Sud Italia per poi farsi prendere da una struggente nostalgia e dalla voglia di ritornare. In “Lu sacristanu” si narra la noiosa vita di un operatore religioso. In “La prucissione” si ritorna sul tema della festa popolare tra bellezza e ipocrisia; la canzone “Lu fidanzamentu” ritrae certe situazioni vissute un tempo in occasione di un fidanzamento; il brano “La zoccola” rappresenta un atto di accusa nei confronti del perbenismo e delle false morali; in “Nobili e cafoni” si ripropone, in chiave salentina, la metafora della vita e della morte del ricco e del povero.

Le canzoni in dialetto di De Santis, sono fatte per farsi capire e per schierarsi con i ceti meno abbienti, attraverso l’uso di uno strumento di immediata riconoscibilità come la lingua; rappresentano canzoni in lingua poetica: certi termini dialettali non hanno neanche il corrispettivo italiano, e il loro valore onomatopeico, esalta la musica del cantautore salentino ricca di intensa liricità.

Per info:
Sinatra Hole
Ugento
Via Modena, 5
Tel. 338.273209

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

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