La notte dei Fucacoste e cocce priatorje, a Orsara

La “Festa dei Morti” a Orsara è una ricorrenza molto sentita, risalente al X secolo, che viene celebrata l’1 e il 2 novembre per ricordare i defunti. Si narra che anticamente nella notte tra l’1 ed il 2 novembre i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni.
La Chiesa Cattolica in Puglia faticava ad abolire i culti pagani con le loro tradizioni celtiche, e verso l’anno 835 papa Gregorio II spostò la festa di tutti i Santi dal 13 maggio al I° novembre,mentre nel 998 Odilo abate di Cluny aggiunse al calendario cristiano la festa dei defunti al 2 novembre.
A Orsara di Puglia, i preparativi per l’organizzazione dei “Fucacoste e cocce priatorje”, sono già cominciati: sarà la notte dei falò e delle teste del purgatorio che nulla ha a che vedere con la festa di Halloween.
Questa è una festa popolare di tipo pagano, importata dall’America, in cui sin dal tardo pomeriggio e fino a notte fonda i ragazzini organizzano party, balli e gare, indossano maschere macabre e mostruose e vanno in giro con cestini chiedendo dolcetti ai vicini di casa che usano lasciare cibo e doni fuori, sulle porte, o cestini ricchi di prelibatezze collocate all’interno delle abitazioni. Sempre per le anime dei defunti si intagliano delle rape per introdurvi candele illuminate. La zucca, contiene dei semi, e per questo si ricollega ad un significato di abbondanza e fertilità, e viene utilizzata per allontanare le anime dei morti. Tali usanze sopravvivono in alcune località della Puglia dove i “morti” sono soliti “uscire” durante la loro festa.

La notte del primo giorno di novembre è quella che gli orsaresi, da tempo immemore, dedicano con particolare devozione alla ricorrenza di Ognissanti e al culto dei morti, con falò preparati in ogni angolo della cittadina. Sono veramente tante e singolari le tradizioni pugliesi legate alla commemorazione dei defunti: a Orsara tale commemorazione è molto sentita,e alcuni dei racconti legati alla tradizione popolare pugliese di questa ricorrenza, sono ancora oggi narrati dalle persone più anziane.
Si narra per esempio che tra l’uno novembre ed il due, la notte fosse più lunga del giorno e che il principe delle tenebre chiamasse a sè tutti gli spiriti per passare da un mondo all’altro. I festeggiamenti di quel periodo avvenivano con offerte di cibo, travestimenti e falò, così ecco le usanze pagane sino ai giorni nostri.

Il fuoco, la condivisione del cibo, gli spettacoli folk e le performance degli artisti di strada sono solo alcuni degli elementi che fanno di questo evento uno dei più attesi dell’anno. Fin dal mattino, e nelle botteghe e nelle strade sono in mostra candele, che tutti comprano per accenderle nella sera e nella notte in memoria dei propri estinti. A Orsara, dalle prime ore pomeridiane dell’Ognissanti, fino a notte avanzata, é un lungo suonare di campane a morto, che riprende alcune ore prima giorno della mattina seguente, fino all’alba.
Evento che mette in evidenza l’illuminazione della fede, il ricordo dei defunti, il gusto genuino di stare insieme condividendo un momento di comunione caratterizzato dal legame rispettoso e autentico tra il mondo dei vivi e quello di quanti vivono nella memoria.

La preparazione delle “cocce priatorije” è solo una delle incombenze da assolvere: affinché tutto sia perfetto, come vuole la tradizione, occorre accatastare per tempo il legname necessario a preparare il falò.
In tutto il paese saranno esposte centinaia di zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno.

A Orsara non si è abituati a dire “commemorazione dei morti” ma “la festa” dei morti, forse perchè non la sentono come un giorno triste, ma lieto, con i piccoli cimiteri pieni di fiori e viavai di gente. E poi non bisogna dimenticare vino, carne, pane, patate e dolci tipici, cioè tutte le pietanze e gli ingredienti che saranno consumati nelle vie e nelle piazze di Orsara nella notte del 1° novembre, quando in ogni stradina si terrà un banchetto a base di piatti  gustosi.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

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