Le case a corte

Nelle campagne salentine il modello architettonico prevalente, oltre alle antiche costruzioni in pietra, i trulli e le pajare, è quello della masseria, sorta di fattoria in cui vivevano sia il proprietario che le maestranze contadine, nell’ampio cortile e nei locali affacciati su di esso si effettuavano gran parte delle attività di lavorazione dei prodotti della terra, dalla produzione dell’olio extravergine alla spremitura del vino, alla rimessa dei mezzi agricoli alle stalle per gli animali.

Tali fattorie sovente si presentano con alte mura di fortificazione che le circondano completamente, insieme a torri e bastioni agli angoli. Un’architettura che rivela chiaramente come le fattorie avessero sovente necessità di difendere la loro proprietà dalle scorrerie dei saraceni provenienti dal mare, dai briganti che pullulavano nelle campagne o dai feudatari avversari delle località vicine. In città invece una delle architetture tipiche degli edifici salentini è rappresentata dalla case a corte.

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Una casa a corte a Santa Maria di Leuca

Tale architettura civile e urbana ha pochi eguali nel panorama dei primi insediamenti urbani di carattere agrario, legati ancora cioè fortemente all’attività agricola come fonte di reddito e di economia. Sono costituite da un muro di cinta che delimita un ingresso in un ampio cortile sul quale si affaccia la casa vera e propria, in genere mono famigliare. Dietro a questa un altro spazio recintato che veniva utilizzato per le colture dell’orto per il fabbisogno della famiglia.

Tali abitazioni rendono evidente l’importanza che la famiglia contadina urbanizzata dava allo spazio comune, in questo caso il cortile interno. In tale luogo non solo si svolgevano gran parte dei lavori domestici, ma era anche il centro della vita sociale del gruppo famigliare.

Sembra che la derivazione più probabile di tale spazio abitativo provenga dalla Grecia, ciò è anche evidente dal fatto che l’area del maggior sviluppo di queste corrisponda alla Grecia Salentina, l’area dove ancora oggi si parla seppur in minoranze, la lingua greca.

Con l’andar del tempo, e proseguendo l’inurbamento del nucleo cittadino tale modello abitativo conosce un lento ma inesorabile declino, sul cortile interno cominciano ad affacciarsi diversi nuclei famigliari, sovente lo spazio retrostante destinato ad orto sparisce per far posto a nuovi vani abitativi. Anche il portale si arricchisce con il crescere della ricchezza della famiglia, e vengono inseriti diversi motivi architettonici quali il passo carraio coperto ed un balcone sopra il portale.

Tale balcone di origini romane ha un nome preciso, il mignano e non aveva utilità economica quanto piuttosto sociale, era infatti il luogo da dove si poteva comunicare con chi passava in strada, dove le donne per esempio potevano assistere alle processioni ed alle feste pur restando al riparo da occhi estranei. Tali balconi, che in epoca barocca saranno ampiamente decorati con sfarzo pari al benessere del nucleo famigliare che abita nella casa a corte, sono ancora oggi visibili in alcune cittadine del Salento, ed in occasione delle feste e delle processioni ancora oggi vengono addobbati con stoffe e festoni tra i più belli del corredo famigliare.

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