Mostra a Otranto, Andy Warhol I want to be a machine

La Pop art, nata nei primi anni Sessanta in  Gran Bretagna, prende forma e conquista a New York con artisti che decisero di mescolare la pittura con alcuni feticci della vita reale. In questa atmosfera Andy Warhol evolve il suo stile pittorico, si dedica ai volti famosi, ai prodotti di largo consumo, al dollaro e alle prime pagine dei quotidiani, convinto che la riproducibilità serigrafica aggiungesse valore alla sua megalomania.
Famosissime le sue opere che hanno per soggetto  immagini pubblicitarie o eroi dei fumetti come Dick Tracy, Popeye, Superman e le bottiglie di Coca Cola. Utilizzando la tecnica di stampa serigrafica iniziò a riprodurre oggetti comuni, facendone delle “icone simbolo” del suo tempo.
Pieno di idee e voglia di mettersi in gioco Andy Warhol lavorò come vetrinista e si cimentò nel mondo della pubblicità e della scenografia. La “Hugo Gallery”” di New York, nel 1952 ospitò la prima mostra personale di Andy Warhol. Negli anni seguenti l’artista espose alcuni disegni alla Bodley Gallery. Ancora alla ricerca delle vere componenti dell’arte moderna, Andy Warhol intraprese lunghi viaggi  in Europa ed in Asia.

Le sale del Castello Aragonese di Otranto ospiteranno per tutti i mesi estivi, le grandi raccolte di Warhol, come Marilyn, Campbell’s Soup, Electric Chair, Falce e Martello, Dollar Sign, il ciclo Vesuvius. Quest’ultima è una serie di 18 tele dedicata al vulcano partenopeo, ritratto nella sua attività in diverse ore del giorno, come facevano gli impressionisti francesi alla fine dell’800. I risultati sono però del tutto opposti; l’atmosfera vibratile del paesaggio è tradotta in un segno stilizzato e compendiario e il continuo cambiamento di luci e ombre nell’accostamento di timbri cromatici differenti stesi puri a larghe macchie. La particolarità pressochè unica della serie consiste nel fatto che, per la prima volta, l’artista non presenta serigrafie o manipolazioni ma veri e propri dipinti, che trasformano il paesagio ritratto in un soggettto da cartolina o fumetto.

Famosissime anche le lattine di minestra Campbell dipinte da Warhol: la prima serie di barattoli ha una genesi curiosa, che ben si adatta a spiegare la sistematicità di Warhol: acquistato al supermercato un esemplare per ogni versione di minestra, l’artista dedicò a ciascuna un ritratto, frontale, su fondo bianco, ingrandendolo fino a riempire l’intera superficie della tela. La serie si concluse quando finirono i tipi di minestra disponibili.
In un colpo solo Warhol eliminò qualsiasi implicazione estetica o espressiva del proprio lavoro, e fece della Minestra in scatola Campbell’s il monumento del cibo consumistico.
In un quadro, dipingendo cento barattoli di zuppa in fila ordinata, l’una accanto all’altra, Warhol mostra il vero volto dell’America, il paese del consumismo e della ripetizione, dell’uso e del consumo.

La serie di opere dedicate alla sedia elettrica fa parte della seria intitolata “Death and Disaster” del 1962. La “Big Electric Chair” del 1967 rispetto alle versioni precedenti, si caratterizza per una visione ravvicinata, concentrata sulla macchina.
Paradossalmente, l’avvicinamento del punto di vista, anzichè potenziare la drammaticità dell’immagine, la affievolisce, impedendole di cogliere la vastità dello spazio vuoto circostante e il cartello con la scritta “silence”, che presuppone la presenza di un pubblico che assiste alla scena.
Anche il colore lavora in questo senso, sostituendo agli sfondi monocromi e accesi delle serie precedenti toni più neutri come il rosa e il verde chiaro, giustapposti in bande oblique che sovrappongono un motivo astratto e banalmente decorativo all’immagine sottostante.

Nella serie di lavori dedicati a Marilyn Monroe, il fatto che Warhol si servì sempre, per ritrarla, di una sola immagine,continuamente modificata nei colori. Per esempio, tra i lavori più di spicco, c’è quello con lo sfondo sulle tonalità del verde che si oppone al giallo dei capelli; in altri fogli scelse tinte completamente antinaturalistiche, costruendo, per esempio, il volto della diva sul contrasto rosso-verdone o rosso-blu, o tingendole i denti di celeste o carminio.

Nel 1964 Warhol comincia a lavorare alla serie dei Flowers. Derivata da una fotografia di Patricia Caufield, la serie mette in atto un ritorno alla vita, in contrapposizione alla raccolta “Death and Disaster”. Come accade nella maggior parte delle sue opere, anche qui, Warhol usò un’unica immagine, per poi giocare con i colori. In questo caso i fiori sono viola, rosa, blu, rosso.

Dal 27 maggio al 30 settembre 2012 le opere di Andy Warhol, il principe della pop art americana, saranno dunque a disposizione del pubblico del Salento: circa cinquanta opere provenienti da collezioni private italiane  potranno essere ammirate accanto alla “Summer Pop. Omaggio a Andy Warhol” , un serie di eventi collaterali alla mostra, dedicata agli artisti, ai designer e alle aziende.

Per info:
Castello Aragonese
Otranto (LE)
Prenotazioni: 199.151.123
Orari: maggio 10-13 / 15-19;
giugno e settembre 10-13 / 15-22;
luglio e agosto 10-24.
Ticket d’ingresso: intero E 7,00; ridotto E 4,00

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *