Storia del Carvevale di Otranto

Si potrebbe dire che il Carnevale è un modo per i grandi di ritornare bambini, approfittando di questi giorni per giustificare l’allegria e le stramberie.
Le origini della festa sono religiose, infatti il Carnevale è collegato direttamente alla Pasqua, che cade sempre la domenica dopo il primo plenilunio  di primavera.
Esiste una dettagliata descrizione delle antiche usanze carnevalesche in Terra d’Otranto, dove, alla fine dell’Ottocento e ai principi del Novecento, in molti paesi, ci si adoperava nell’organizzare il proprio divertimento.Protagoniste del Carnevale di Otranto da sempre sono state le maschere classiche più conosciute. Pare che la più antica fra queste sia Arlecchino, originario di Bergamo. Nel secolo XVI da Venezia venne la maschera di Pantalone e da Napoli Pulcinella, seguiti dal Dottor Balanzone di Bologna. Gli altri famosi personaggi del Carnevale italiano vengono da Torino (Gianduia), da Firenze (Stenterello), da Bergamo ancora (Brighella) e da Venezia (Colombina).
Certo poi ogni cittadina, anche la più piccola, ha la sua maschera caratteristica, e così accade in Salento a Gallipoli (Farinella), Melendugno (Mileina), eccetera.

Anticamente ad Otranto il popolo era solito allestire delle feste mascherate nelle proprie case, dopo avere ottenuto una licenza del sindaco.  I rappresentanti della media borghesia partecipavano, invece, alle cosiddette “veglie danzanti”, organizzate nei teatri, alle quali si accedeva tramite una tessera.
Nelle ore pomeridiane, un gran carro, rappresentante il Carnevale, girava nel centro cittadino, per poi fare, verso sera, il suo ingresso trionfale nel teatro.
Le famiglie gentilizie e i ricchi proprietari si riversavano nei circoli privati, addobbati per l’occasione con finissimo gusto e con particolare eleganza. Era tradizone mangiare la lasagna, i fusilli, le salsicce, le chiacchiere, le frittelle.

Molti amavano, in queste giornate carnevalesche, mascherarsi dei personaggi preferiti e sfilare per le vie del paese. In quei giorni tutto il paese era invaso da allegre brigate di persone in maschera, da numerosi carri addobbati sfarzosamente dai più abbienti e da rustici carretti creati con pochi mezzi dai popolani. All’epoca, la parola “masca” significava strega. Oggi invece, maschera vuol dire “faccia finta” e Carnevale significa “carne levare”, infatti per quaranta giorni, fino a Pasqua, non si dovrebbe mangiare carne. Dopo le sfrenate danze, gli schiamazzi e la tanta agognata allegria, l’inizio della Quaresima a Otranto riportava tutti alla realtà. La “gente bene” ritornava ai suoi salotti, ai suoi abbondanti pranzi e alla sua vita agiata; il popolo, dal canto suo, tornava alla miseria di sempre. Gli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, infatti, non furono facili per Otranto. Fu un periodo di grave crisi economica e nera miseria. Erano sempre più numerosi i contadini disoccupati e sempre di meno coloro che riuscivano a sfamare le proprie famiglie.

Oggi ad Otranto regna il benessere di ogni cittadina salentina dedita al turismo: il carnevale è Una delle feste che continua da anno in anno a riscuotere sempre clamoroso interesse da parte del pubblico pugliese, ma anche per i turisti. Tra dolci di Carnevale che sono prevalentemente fritti e richiedono una preparazione piuttosto elaborata, e sfilate con i grandi carri di cartapesta previste fino al 21 Febbraio 2012, non mancherà il divertimento.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *