Guida della Puglia parte IV – Architetture rurali: masserie, trulli, pajare, pozzelle e jazzi.

La Puglia vanta una storia antichissima, che affonda le sue radici nella preistoria, quando i nostri antenati non edificavano ancora le abitazioni e vivevano in grotte e caverne, timorosi degli eventi atmosferici e degli animali feroci.

Grotte e caverne che ancora oggi recano evidenti tracce di quei nostri antichissimi progenitori, sia per i resti di utensili e vasellame, di armi e di attrezzi, ma anche per le pitture rupestri che adornano volte e pareti di alcune di esse, pitture dal segno rozzo ma espressivo, che illustrano quella che allora doveva essere la vita quotidiana, la caccia, i rituali funebri.

Paiara Salento PugliaCon lo sviluppo dell’agricoltura le popolazioni preistoriche iniziano a colonizzare il territorio circostante, dapprima in piccoli villaggi e poi in veri e propri centri urbani. Nelle campagne contadini ed agricoltori cominciano abilmente a sfruttare ciò che il territorio offre, l’abbondanza di pietre e sassi caratteristici del territorio carsico, diventano, nelle abili mani di anonimi costruttori l’elemento base per edificare le abitazioni, recintare i campi coltivati con i muretti a secco, terrazzare i fianchi delle colline, delimitare e pavimentare i tratturi, le vie dei pastori e delle greggi. Nel Salento si possono ammirare ancora oggi, nella campagna verdeggiante di ulivi, le pajare, tipico esempio di antiche costruzioni contadine.

Edifici alti poco più di due metri e mezzo tre metri, le pajare erano costruite sovrapponendo le pietre le une alle altre, senza l’uso di alcun materiale cementante. In pianta quadrata o circolare hanno la caratteristica di presentare nella parte terminale in alto cerchi di pietra che si restringono concentricamente, fino a che non rimane che un’apertura circolare di piccolo diametro sulla quale si sovrappone una grossa pietra piatta a mo’ di copertura.

Le pareti esterne sono formate da due strati perimetrali di pietra, una interna e l’altra esterna, con un intercapedine riempita di terra e sassi, avente la funzione di creare uno strato di materiale isolante, per proteggere gli abitanti dal caldo estivo e dal freddo invernale. Corre lungo il muro esterno una scala circolare che a spirale giunge fino alla sommità, grazie a questa si raggiunge il tetto piatto dell’edificio dove si svolgevano importanti attività del mondo contadino, come stendere i panni o essiccare frutta e verdura.

Nella provincia di Bari, ed in particolare ad Alberobello dove sono raggruppati in un vero e proprio agglomerato urbano, incantevole per originalità e bellezza, si trova un’altra versione di edificio contadino, il trullo, che architettonicamente ha le stesse caratteristiche della pajara, edificato a secco senza malta e cementi, sebbene abbia un aspetto più imponente di questa e sia maggiormente sviluppato in altezza. Tali bizzarre costruzioni devono la loro origine all’imposizione del feudatario locale che, per evitare di pagare pesanti tributi obbligò i contadini ad edificare le loro abitazioni senza l’utilizzo della malta affinchè si potessero facilmente abbattere in caso di ispezione da parte dei tributari regi. La necessità di dover edificare a secco fece si che venissero costruite le abitazioni sfruttando la forma conica per la copertura, che presentava la miglior soluzione dinamica per sostenere il tetto senza l’utilizzo di cementi. Solo nel 1700 ai costruttori venne dato il permesso di edificare con la malta i trulli.

Di particolare fascino la sommità del tetto, dove svetta un caratteristico pinnacolo in terracotta, dalla funzione prettamente decorativa, e “firma” del costruttore. Sul tetto troviamo sovente dipinti soggetti legati al simbolismo sacro e magico.

Le masserie, rappresentano invece lo sviluppo di insediamenti urbani negli anni difficili del medioevo, fattorie fortificate dove si sviluppavano piccole comunità agricole con a capo il signore feudale. Questi edifici assumeranno talvolta l’aspetto di vere e proprie fortezze cintate da mura e con tanto di torri di avvistamento agli angoli, quando il territorio circostante diventa pericoloso, flagellato dalle scorrerie dei saraceni ed insidiato dai feudatari nemici. All’interno delle mura fervevano le attività produttive, destinate alle necessità delle famiglie residenti, e delle cittadine circostanti, fino ad essere, in taluni casi, come per l’olio ed il vino, destinate persino all’esportazione in luoghi lontani.

Altre interessanti opere delle antiche culture contadine sono le pozzelle, ingegnosi sistemi di ritenzione e conservazione dell’acqua di origini antichissime, rudimentali ma efficacissimi pozzi che venivano ricavati in una depressione naturale del terreno dove solitamente si addensavano le acque piovane. Tali depressioni venivano lastricate e rivestite di pietre a secco per evitare la dispersione dell’acqua nel terreno, e sopra di esse venivano edificati dei coni a cerchi concentrici di pietra a secco rivestiti esteriormente di pietrame e terra, per impedire l’evaporazione dell’acqua ed il contatto con l’esterno che ne pregiudicasse la potabilità. Il pozzo così ottenuto veniva chiuso da un grosso masso forato al centro, che ne costituiva l’imboccatura.

Nella Murgia si possono ancora vedere sparsi per la campagna gli jazzi, antichi recinti dove venivano ricoverate le greggi di pecore durante la transumanza, l’antica pratica dello spostamento periodico del bestiame alla ricerca di pascoli. Tali strutture realizzate su terreni in pendenza ed esposti a sud, consistono di un alto muretto a secco che delimita un’area all’interno della quale veniva posto il gregge, ed in cui trovavano posto anche gli altri vani necessari al lavoro del pastore, uno spazio per mungere le bestie, uno per la lavorazione del latte ed altri luoghi di ricovero per animali e pastori. Sul muro esterno una serie di lastroni di pietra sporgenti all’esterno aveva la funzione di impedire agli animali predatori di poter scavalcare il recinto e fare razzia di animali.

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