Palude del Capitano

La Palude del Capitano si trova nel territorio comunemente identificato come Terra d’Arneo, una zona che per lungo tempo della sua storia è stata completamente disabitata a causa della presenza di paludi che rendevano pericoloso, a causa della malaria, lo stabilircisi.

Solo all’inizio del 1900 e fino all’epoca fascista importanti lavori di bonifica renderanno questo territorio abitabile, e, dagli anni ’50 l’area della Terra d’Arneo diventerà un centro agricolo di particolare valore per la produzione di olio e vino.

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La Palude del Capitano è uno specchio d’acqua formatosi dallo sprofondamento della parte superiore di un’antica caverna a causa dell’erosione delle acque che corrono nel sottosuolo. Un fenomeno tipico dei terreni carsici, scientificamente noto con il nome di doline, ma che qui vengono denominate “spunnulate”, che in italiano stanno per “sprofondate”. L’acqua riempie fino all’orlo la cavità sotterranea attraverso una serie di sorgenti di acqua dolce ed una fitta rete di canali che fanno comunicare la palude con il mare, e grazie alle quali anguille e cefali si insediano nelle acque salmastre del laghetto risalendo dal mare.

La denominazione di Palude del Capitano deriva da una antica diceria che vuole che nella costruzione diroccata che costeggia le sponde del lago fosse venuto a vivere un marinaio stanco della vita di mare.

Oggi la palude si trova all’interno della zona protetta del Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, ed è una delle mete più apprezzate dagli amanti della natura e dei paesaggi incontaminati, che oltretutto qui si distinguono per la presenza di specie di flora e fauna rarissime nel panorama naturalistico italiano.

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