Riti pagani e riti cristiani in Puglia

Tra le tante attrattive del territorio pugliese una delle più ammirate e visitate è la profusione di feste paesane, sagre e processioni, che nel corso di tutto l’anno si svolgono dalle grandi città capoluogo di provincia fino ad arrivare ai più piccoli paesi dell’entroterra.

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Statue dei santi e della Madonna, in legno o cartapesta, vengono portati fuori dalle chiese e portati in processione nelle vie del paese, tra musiche e canti, li si carica su imbarcazioni per la benedizione del mare, li si conduce attraverso i campi a benedire la campagna. I prodotti locali, vino, olio, persino le lumache hanno una sagra a loro dedicata. E lo stesso avviene per le attività artigiane, con le feste ed esposizioni dei manufatti della ricca creatività degli artigiani pugliesi, le statuine ed i fischietti di terracotta, i pupazzi di cartapesta, la ceramica, il legno intagliato sono i protagonisti di queste suggestive giornate.

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sagre e feste dove riti pagani e riti cristiani si incontrano

Tra le festività di particolare suggestione sono i momenti di culto, che affondano le loro radici in un passato remoto, quando ancora prima dell’avvento del cristianesimo la popolazione era solita dedicare a particolari giorni dell’anno una festa o una celebrazione. Nell’antica cultura contadina tali eventi coincidevano generalmente con il ritmo del lavoro stagionale nell’agricoltura o erano legate a particolari momenti rituali, come il solstizio di inverno ed il ferragosto.

Su tali tradizioni antichissime, risalenti alcune al tempo dei romani ed altre ancora precedenti, in molti casi si innesteranno i culti legati al credo cristiano. E’ il caso del Natale, che in origine era la festa dedicata a commemorare il solstizio d’inverno, come avveniva per i romani. Lo stesso avviene con le “focare”, dei falò realizzati con cataste di legno nella piazza centrale del paese, in alcuni casi alte fino ai tetti delle case che vengono dati alle fiamme tra canti e musica. Celebrazioni legate ad antichi rituali sono state assimilate nel culto cristiano, come avviene a gennaio in Salento, dove le focare sono dedicate a S. Antonio. A Gallipoli la notte di Capodanno viene fatto scoppiare un enorme pupazzo di cartapesta raffigurante un vecchio, “u pupu” che simboleggia l’anno vecchio che ci si lascia alle spalle.

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Anche il Carnevale, per i cristiani un momento di festa prima di affrontare il lungo periodo di quaresima, si innesta sull’antico rito pagano dei Saturnali, in cui danze, balli e banchetti scandivano giornate in cui per un momento regole e principi morali erano sospesi. E’ usanza che in occasione del carnevale in molte città si svolga il tradizionale corteo dei carri allegorici, durante il quale vengono portati in processione per la città pupazzi di cartapesta che raffigurano i più svariati soggetti.

Anche dolmen e menhir, meta del pellegrinaggio delle popolazioni in momenti rituali precisi, legati al culto del sole e ad altri ancora più misteriosi saranno fatte proprie dal credo cristiano, ed all’antica processione pagana si è sostituita quella cristiana. Il luogo sacro ai pagani viene trasformato in “Osanna” e dove si ergono i menhir, prevalentemente nel periodo pasquale, i fedeli si incontrano ed adornano le lunghe stele di pietra di rami d’ulivo.

Tra i riti pagani che ancora persistono sul territorio pugliese il più celebre è senza dubbio il giorno delle tarantolate, l’evento che si tiene a Galatina, quando migliaia di pellegrini si radunano nella cappella di San Paolo, per ottenere guarigione dal morso della tarantola.

Tale tradizione proviene dalla credenza popolare che chi era stato pizzicato dal ragno velenoso, puntura che provocava convulsioni isteriche, poteva essere guarito attraverso un danza frenetica e vorticosa che si protrae per ore finchè il paziente, in genere una donna, non crolla esausto. E’ il ballo delle tarantolate, che ha rappresentato per molti secoli un momento di grande partecipazione e se vogliamo, di sfogo e di liberazione, in cui la danza sfrenata e la musica indiavolata erano momenti liberatori da un quotidiano, soprattutto quello femminile, fatto di oppressione e sottomissione.

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