Vini rossi della Puglia

Il vino in Puglia vanta una tradizione antichissima. Le prime testimonianze della produzione vinicola risalgono infatti addirittura al secondo millennio avanti Cristo.

Da allora lo sviluppo della viticoltura non ha avuto soste in Puglia, e, insieme all’olio rappresentava e rappresenta tutt’ora uno dei principali prodotti agricoli del territorio pugliese. Già i greci, e poi in seguito i romani ne stimoleranno la produzione e l’introduzione che, grazie al clima secco ed asciutto (alcune volte persin troppo!) fornisce uve dall’intenso contenuto di zuccheri, da cui si ricava un vino che raggiunge gradazioni alcooliche impensabili in altre regioni della penisola italiana.

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da secoli nella campagne pugliesi si coltiva il vino

La forte gradazione alcoolica ed il sapore robusto del vino per molto tempo sono stati in parte responsabili dello scarso apprezzamento che il vino pugliese aveva sul mercato, perchè ad esso si preferivano vini più equilibrati e raffinati. E’ solo a partire dagli anni ’60 che i viticoltori pugliesi la cui produzione era destinata quasi esclusivamente a fornire il mercato di “vino da taglio” decidono di puntare proprio sulle marcate caratteristiche del vino pugliese, e grazie all’aiuto di ricerche e sperimentazioni che ne hanno eliminato le imperfezioni e le asprezze, oggi molti vini della Puglia riscuotono consensi diffusi.

Tra i 25 vini DOC che conta oggi la Puglia molti sono i rossi, adatti ad accompagnare piatti forti come arrosti e carni e primi piatti particolarmente gustosi, conditi per esempio con il ragù. Moti dei rossi producono anche un vino che può invecchiare se opportunamente conservato, ed a cui viene dato l’appellativo di “riserva”.

Tra i rossi più famosi spiccano il Primitivo di Manduria, che oltre al rosso secco si può presentare nella versione dolce ed in quella liquorosa, il Rosso Barletta, da vitigni Uva di Troia, che meritare l’appellativo di “invecchiato” se viene lasciato a maturare per più di due anni e con almeno un anno in botte.

Anche il Rosso Canosa ed il Rosso Cerignola se invecchiati in botte di legno dopo sue anni diventano “riserva”. Dal Salento provengono lo Squinzano, il Nardò ed il Salice salentino, che oltre che in rosso possono essere vinificati in bianco ed in rosato, tutti da vigneto Negramaro per più dell’80% di uva.

Interessante anche il Cacc’e’ mmitte di Lucera, prodotto in appositi locali, i “palmenti” in maniera artigianale, un po’ come si fa per l’olio.

Simile al Primitivo per la sua forza e spessore lo Zinfandel, che oggi trova molti estimatori e che conosce un mercato in notevole sviluppo.

Menzione a parte merita l’Aleatico, un vino molto gustoso e particolarmente ricco in gradazione alcoolica, supera infatti i 20 gradi nelle sue due versioni, il dolce naturale ed il liquoroso dolce naturale se supera i due anni di invecchiamento. Superati i tre anni diventa “riserva”. L’aleatico non è un vino da pasto, ma piuttosto adatto ad accompagnare il dolce o da gustare in particolari momenti, alla stregua di un porto o di un marsala. Si ottiene attraverso un processo di vinificazione fatto su uve lasciate appassire sulla vite.

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