La Pizzica in Puglia, le tue Vacanze al mare nel in Puglia tra cultura e tradizione e pizzica Salentina - Oggi: 26/06/2017

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La pizzica

Da un decennio a questa parte si è avuto in tutto il Salento la riscoperta della musica popolare fatta soprattutto di suoni caldi e solari proprio come la gente del luogo. Sempre più spesso d’estate si può assistere a concerti di gruppi folkloristici e a centinaia di persone che si lasciano trascinare dai canti e dai suoni frenetici della pizzica. Lo strumento principe di questo ballo è il tamburello leccese suonato in modo particolare e cioè dando il ritmo di base con la percussione e, un caos ordinato con i sonagli. Ad esso si accompagnano:
- la tamborra, cioè un tamburello sordo senza sonagli che viene molto utilizzato nelle pizzichi tarantate perché origina un suono cupo e profondo che ricorda il rito di guarigione;

- il violino che è stato introdotto come strumento terapeutico per le tarantate
- la chitarra che ultimamente è stata utilizzata anche come strumento solista e di cui una forma particolare importata nel Salento è costituita dal Trés;
- l’organetto che è lo strumento folkloristico per eccellenza
- le nacchere spagnole hanno anche una versione salentina chiamata tiritacchete;
- il mandolino e la mandola napoletani;
- il flauto insieme al tamburello sono gli strumenti più antichi della tradizione popolare salentina che veniva suonato nella sua versione doppi fin dal periodo messapico
- cupacupa e tricche tracche sono due strumenti che vengono utilizzati per mantenere il ritmo.

La musica folkloristica salentina è fatta soprattutto di danze e di tarante che possono essere suddivise in tre categorie principali di pizzica: la pizzica tarantata , la pizzica de core e la danza delle Spade.

La pizzica tarantata è un’antica danza terapeutica individuale o collettiva che nasce dall’altrettanto antico rito di guarigione dei taratati e dal loro pellegrinaggio del 29 giugno presso la Cappella di San Paolo a Galatina.
Secondo la credenza popolare il tarantismo era uno stato di malessere, provocato dal morso di una tarantola, che si manifestava soprattutto nei mesi estivi quando i contadini spesso vestiti con pochi abiti si recavano nelle campagne per mietere il grano. Sempre secondo le credenze popolari dal morso della tarantola si poteva guarire solo grazie all’ausilio di un particolare tipo di musica chiamata appunto “la pizzica” a cui si aggiungevano danze e colori. Si era praticamente di fronte ad una sorte di esorcismo musicale, coreutico e cromatico. Molto spesso si riteneva che fossero le ragazze ad essere colpite dal morso della tarantola. A questo punto nelle loro case o in piazze pubbliche si accompagnavano dei musici che utilizzando tutti gli strumenti che avevano a disposizione (tamburelli, organetti ed altro), davano vita ad un ritmo frenetico con lo scopo di far ballare, sudare e cantare le ragazze fino allo svenimento. Si pensava che mentre la Tarantata,cioè la ragazza morsa, ballasse per ore ed ore, anche il ragno soffrisse e si consumasse fino a scoppiare. A questo punto la ragazza si credeva graziata da S. Paolo e veniva portata presso la sua cappella a Galatina, dove beveva l’acqua sacra del pozzo ivi adiacente e ripeteva un breve rito.

Il rituale di esrorcizzazione del tarantismo era molto complesso e mette in evidenza elementi parani e propri del mondo antico sincreticamente combinati con il cattolicesimo che ha sempre cercato di riportare il tutto sotto la sua sfera di influenza. Il rito aveva inizio quando la Tarantata avvertiva i primi segni per lo più di tipo neurovegetativo o psichico e chiedeva che venisse eseguita della musica. Da qui iniziava una lunga ed esasperata danza che aveva lo scopo di diagnosticare il tipo di taranta che l’avesse morsa: libertina, tempestosa, triste ecc.
Successivamente si passava alla cosiddetta fase di “esplorazione cromatica” nella quale, la ragazza veniva attratta da indumenti, in genere fazzoletti, i cui colori corrispondevano a quelli della taranta che l’aveva morsa. Nella terza fase che veniva anche chiamata “ciclo coreutica bipartito” (cit. De Martino) c’era un alternarsi di atteggiamenti espiatori e liberatori con pantomime che simulavano ‘identificazione della malata con la taranta. Il rito terminava con un simbolico calpestamento della taranta come simbolo di liberazione. La figura di S. Paolo all’interno del tarantismo è legata alla leggenda che narra che il Santo un giorno durante le sue predicazioni in Giudea, si vide circondato da serpi e vipere raccolte dai giudei per spaventarlo, ma egli con un segno di croce le fece scappare tutte.
Man mano che il fenomeno del tarantismo e la musica entrarono nel folklore salentino, la pizzica incominciò ad essere suonata, cantata e ballata in ogni periodo dell’anno e alle tarantate si sostituirono ragazze in costume esperte di questo ballo. Tutto ciò è anche successo perché sono venute meno le componenti psicologiche, sociali, culturali ed anche religiose che ne costituivano il suo fondamento. Nonostante però il tarantismo si è estinto con il mutare della società, la pizzica ha piano piano acquisito maggiore autonomia come forma ritmica e musicale ma anche come fenomeno popolare.
Oggi sono tante le grandi e piccole manifestazioni che rievocano il fascino di questa danza. Ne costituiscono alcuni esempi la festa dei Santi Pietro e Paolo il 28-29-30 giugno a Galatina durate la quale vi sono tantissime danze al suono della pizzica pizzica; la festa di S. Rocco il 15-16 agosto a Torrepaduli ed infine la famosissima Notte della Taranta che si svolge il 21 agosto a Melpignano e durante la quale numerosi artisti salentini, italiani e stranieri si incontrano su di un palco per far rivivere il fascino di un’antichissima tradizione. Accanto a queste tappe più importanti è anche giusto ricordare che nel corso dell’estate, tanti gruppi meno famosi ma altrettanto bravi, si esibiscono in tantissime piazze per far conoscere e per far ballare la loro musica.

Pizzica-pizzica o pizzica de Core costituisce l’espressione più tradizionale della danza salentina e le sue origini sono ancora incerte. Per molti costituisce quasi un rito praticato dalla gente semplice che dopo un duro giorno di lavoro nei campi in occasioni particolari si radunava per cantare e ballare insieme. Questo tipo di pizzica non è altro che un lungo corteggiamento durante il quale i due ballerini si lanciano sguardi provocatori avvicinandosi l’un l’altro ma non toccandosi mai. Vi sono solo un timido sfiorarsi e una serie di gesti che evidenziano il desiderio dell’uomo di entrare nelle grazie della donna, e quello di lei di essere corteggiata dall’uomo, ma nello stesso tempo di sfuggirgli nel momento in cui egli prova ad avvicinarsi. Sicuramente il tutto deriva dalle condizioni sociali e culturali del tempo, quando cioè le distanze tra uomini e donne dovevano essere sempre rispettate. Un elemento particolare in questo tipo di ballo è il fazzoletto rosso che la donna sventola provocando l’uomo che di volta in volta sceglie come suo compagno di ballo fino a quando non lo dona a colui che è in grado di assecondarla maggiormente. Inoltre non ci sono passi precisi da imparare e seguire perché il tutto è affidato alla sentimento, alla fantasia, alla sensualità e passione dei protagonisti.

Danza a scherma o delle spade è una danza molto antica che ogni anno viene riproposta dal tramonto del 15 agosto all’alba del 16 agosto nello spaio antistante il Santuario di S. Rocco a Torrepaduli in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo. Molto probabilmente deriva da duelli rusticani che si tenevano per difendere l’onore o l’orgoglio fra famiglie rivali o in occasione di fiere e mercati. Anche se non lo si può affermare con certezza questo ballo sembra essere stato introdotto dagli zingari che gestivano i principali mercati di bestiame. Il ballo è accompagnato dagli immancabili tamburelli salentini e da armoniche e bocca. I danzatori si sfidano in una specie di duello che in passato prevedeva l’utilizzo di coltelli oggi non più utilizzati. Lo scopo principale della danza è quello di colpire l’avversario, e ogni gesto simula i movimenti tipici della lotta con i coltelli seguendo delle regole di combattimento: non voltare mai la schiena all’altro, essere sempre vigili e tenere bene le distanze. Il ballo prevede la presenza di due ballerini che vengono man mano sostituiti con persone presenti nel gruppo.