Ad Ortelle, la Fiera di San Vito e del maiale Orvi

Il maiale Orvi, dalle lettere iniziali di Ortelle e della sua frazione Vignacastrisi, finora è stato strettamente legato all’antichissima Fiera di San Vito di Ortelle, ma dal 2004 è al centro di un grande progetto.
La Fiera di San Vito ad Ortelle fa parte di una tradizione millenaria che si celebra ogni terza settimana di ottobre, e per il 2012 le date previste sono sabato 27 e domenica 28.
Il progetto è stato avviato dal Professore Augusto Carluccio, originario di Ortelle e docente all’Università di Teramo: si è sviluppato così un disciplinare Orvi, che non identifica una razza suina, ma un tipo di allevamento, per garantire salubrità agli animali allevati e qualità al consumatore.
Il nome Ortelle deriva dal latino “hortella” che significa piccoli orti: è proprio in un ambiente salutare e naturale che crescono i suini Orvi. Le condizioni necessarie per realizzare un all’allevamento all’aperto di suini, oltre alla resistenza alle avversità climatiche dell’allevatore, l’avere dei terreni leggeri e ben drenanti. La natura del terreno in effetti è indifferente ai maiali, ma bisogna considerare di poter accedere ai recinti degli animali con il carro del mangime o dell’acqua oppure a piedi anche in periodi di precipitazioni persistenti da più giorni.
Il territorio del comune di Ortelle appare perfetto per questo scopo: si estende inoltre, romanticamente, tra due antiche città messapiche: quella di Vaste e quella di Castro.
Alcuni allevatori di Ortelle ottengono 18-19 suinetti per ogni scrofa all’anno, con allevamenti all’aperto; altri raggiungono 24-25 suinetti per scrofa. Un influenza decisiva rispetto ai risultati ottenuti ha accanto alle condizioni ambientali, alle caratteristiche degli animali, all’alimentazione e alle attrezzature messe in campo, l’esperienza nella gestione dell’allevamento che solo gli abitanti di Ortelle hanno.

Numerose aziende espositrici apriranno i loro stand durante la Fiera di San Vito, che verrà ospitata nelle vie di Ortelle alla fine di Ottobre; non si hanno notizie certe in merito alle origine di questa fiera, ma è certo che si tratta di un importante appuntamento per tutti gli allevatori della provincia di Lecce, e per coloro che vogliono gustare le deliziose carni del maiale.
Nelle deliziose vie di Ortelle, piccole costruzioni a uno o due piani, con una diffusa presenza di scantinati, molti dei quali scavati nella roccia calcarenitica, faranno da contorno alla passeggiata nelle fiera. L’architettura che caratterizza la cittadina salentina, è quella tipica dei borghi rurali pugliesi, incentrati attorno alla Chiesa Matrice e servita da una maglia stradale che rappresenta la prosecuzione naturale di antiche vie rurali preesistenti.

La sagra del maialino Orvi, rappresenta un momento di incontro tra gli allevatori che vendono la carne da loro prodotta ai consumatori, in uno scambio commerciale che diventa un momento di convivialità e allegria all’insegna della genuinità. 
Nello spiazzo del Parco di San Vito, verranno offerte numerose specialità a base di carne di maiale, ma anche altri prodotti tipici salentini e non, come la mozzarella di bufala campana, il peperoncino “bomba” calabrese, fino ai cappelletti emiliani: un insieme di sapori da tutte le regioni d’Italia.
Il più scenico, forse anche per l’impatto che provoca all’entrata, sarà senza dubbio il padiglione di Ortelle, che oltre ad offrire prodotti a base di carne di maiale, pubblicizza gli allevamenti Orvi in cui tutti i suini vengono ricoverati in padiglioni di legno, che al contrario del metallo non conduce il calore, ma forma uno strato isolante che si somma al materiale coibentante impiegato. Nelle capannine, realizzate con legno di conifere, non si forma assolutamente acqua di condensa e anche le capanne per la gravidanza risultano eccellenti per l’allevamento dei suini Orvi all’aperto.

Alla fiera del maiale Orvi, si unisce l’appuntamento col “sacro” nella Cappella di San Vito e le processioni he ogni anno si succedono ad Ortelle. La chiesa di San Vito, dedicata anche a Santa Marina, possiede un maestoso dipinto settecentesco raffigurante San Vito; la chiesa risale alla seconda metà del XVIII secolo e ne sostituisce una più antica, probabilmente coeva al complesso monumentale che sorge nei pressi. Al di sotto della chiesa, infatti, rimangono i ruderi di un altro edificio rupestre che conserva ancora tracce di affreschi e degli antichi pilastri.   Nel 2007 si è dato corso ad una campagna di scavi archeologici che ha restituito una serie di ambienti ipogei, che sarà molto bello visitare.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info {IMU_468_60}

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