Focareddha a Gallipoli in onore di Sant’Antonio

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Sant’Antonio, santo del II secolo d.C., è considerato l’iniziatore del monachesimo e per questo è raffigurato come un monaco anziano con barba bianca, vestito della tonaca da frate col cappuccio.

Antonio, festa, a Gallipoli

 

Nell’immaginario dei gallipolini, questo è il Santo che la notte del 17 Gennaio viene venerato: nel 2015, in occasione della Festa in onore di Sant’Antonio, proprio nel centro storico, in via Ribera, la festa di corte prevede anche banchetti che distribuiscono pittule e ricchi buffet, oltre che musica e fuochi pirotecnici.

Immagini di Sant’Antonio, nel giorno della festa, a Gallipoli echeggiano ovunque: il maialino compagno inseparabile del santo in tutte le sue rappresentazioni, rappresenta il fatto che nel corso del medioevo il maiale, che aveva ancora l’aspetto del cinghiale, era l’animale allevato dai monaci e secondo la tradizione il suo grasso era un antidoto contro l’herpes zoster, noto oggi come il fuoco di sant’Antonio.
Molte leggende a Gallipoli raccontano che, nella notte del 17 gennaio, gli animali della stalla parlino tra loro e che sia di malaugurio per gli umani restare a sentire quel che si dicono.
Più spesso intento a fronteggiare l’assalto dei demoni, le famose tentazioni di sant’Antonio, che nell’immaginario possono avere l’aspetto di mostri e bestie feroci, Sant’Antonio viene visto come Padre buono e comprensivo, che all’accensione del fuoco nella cittadina salentina, è ancor più vicino ai fedeli.

Infatti la cosiddetta “Focareddha” di Gallipoli, per il 2015 avrà luogo in via Francesco Zacà, a cominciare dalle ore 22.00; il santo viene spesso immaginato alle prese con un fuoco che arde sotto i suoi piedi, ennesima allusione alle tentazioni della lussuria, subite e sconfitte, ma anche al morbo che prende il suo nome.
La storia narra che sulle reliquie di Sant’Antonio affluissero folle e folle di malati, soprattutto malati di ergotismo canceroso, causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala; l’ergotismo canceroso si manifestava con vescicole che provocavano un immenso dolore, come se la pelle stesse bruciando, come una “focareddha”, appunto. Dal momento che Antonio, divenuto Santo era noto per le sue lotte vittoriose contro il Demonio, il signore dell’Inferno, del fuoco eterno, ecco che divenne colui che era capace di vincere quella malattia che bruciava come il fuoco dell’inferno.
Ancora oggi Sant’Antonio si onora accendendo la focareddha, a Gallipoli.

Dalla Rubrica Eventi in Puglia di Puglia.info

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