Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi in Puglia

La dominazione Normanna, Sveva, Angioina e Aragonese
I primi Normanni che arrivarono in Italia costituivano un gruppo di pellegrini che tornati dalla Terra Santa sbarcarono nel 1016 a Salerno e aiutarono il principe a liberarsi dai Saraceni. Successivamente passarono al soldo dei principi longobardi contro il governo bizantino e gradualmente si impadronirono di tutto il mezzogiorno unificando la Puglia prima come contea e poi come ducato.


I normanni costruirono molte chiese e cattedrali in stile romanico pugliese; tuttavia molto difficile appare la loro datazione che a volte è fatta risalire al loro anno di costruzione, altre volte alla loro consacrazione mentre altre volte ancora nonostante epigrafi parietali che ne attestano la loro esistenza in tale periodo esse erano già preesistenti al loro arrivo.
Appena giunsero in Puglia edificarono nel 1039 la chiesa di S. Maria di Siponto, nel 1044 la cattedrale di S. Pietro a Bisceglie e nel 1045 fu consacrata dal vescovo di Dragonara la Chiesa di S. Maria a Mare sull’isola si S. Nicola alle Tremiti.
Quando nel 1070 conquistarono il Salento edificarono nel 1071 la cattedrale di Otranto e di Taranto, nel 1081 la Basilica di S. Nicola di Bari, nel 1107 la cattedrale di Monopoli e poi moltissime altre ancora sparse in tutta la Puglia.
Dopo la dominazione normanna i pugliesi conobbero anche quella sveva (dal 1194 al 1266) prima con Enrico VI che governò solo dal 1194 al 1197 e poi da Federico II che nel 1198, all’età di soli 4 anni venne incoronato re di Sicilia e duca di Puglia. Iniziò a reggere il regno all’età di 14 anni e pochi mesi dopo sposò la ventiquattrenne Costanza d’Aragona figlia di Alfonso II. Uomo di grande cultura Federico II è stato uno dei sovrani più complessi: poliedrico e versatile, statista sottile e scaltro, dalla personalità più rilevante del suo secolo governò l’impero per ben 30 anni. Durante il suo lungo regno condusse un’esasperata lotta contro il papato ostile alla sua concezione laica dello stato e all’unificazione del regno di Sicilia all’impero Romano Germanico. Stanco dalla fatica delle sue battaglie uscì di scena nel 1250 lasciando alle generazioni future uno straordinario patrimonio culturale nelle arti, nelle scienze, nella filosofia e soprattutto nella letteratura dato che nella sua corte diede origine alla Scuola Siciliana da cui nasceranno i primi versi del nuovo volgare italiano, quello siculo pugliese. Di quest’iniziativa gli renderà merito Dante Alighieri nel De Vulgari Eloquentia. Egli fece della Puglia il centro del suo regno e vi lasciò innumerevoli castelli dove trascorreva buona parte dell’anno e dove si ritirava dopo ogni campagna militare. La sua presenza è ricordata dalla splendida reggia di Foggia, ma anche dalla fortezza di Lucera dove circa ottomila Saraceni facevano la guardia al suo tesoro e alla sua zecca, ma anche al suo harem.
Con Carlo I iniziò la dinastia degli Angioini che durò dal 1266 al 1442. egli trasferì la capitale del Regno a Napoli provocando una marginalizzazione della Puglia aggravata dal ricambio degli infeudamenti a beneficio dei nuovi baroni. Per questo motivo la storia pugliese di questo periodo è scarna di notizie ed è segnata da un progressivo impoverimento e dalla forte pressione fiscale regia.


La dominazione Aragonese iniziò con Alfonso IV d’Aragona, I di Napoli, che riuscì ad unificare il Regno di Napoli con quello di Sicilia. Egli riordinò l’amministrazione dello Stato e organizzò anche le Universitates, i nistri attuali comuni, autorizzandoli a dotarsi di propri statuti. Riformò l’ordinamento giudiziario istituendo la Sacra Udienza di Terra di Bari e di Terra d’Otranto e rafforzò il Tribunale della Regia Camera. Alla sua morte nel 1458 il regno fu nuovamente diviso: a suo figlio Ferdinando I detto Ferrante toccò il Regno di Napoli mentre quello di Sicilia a suo fratello Giovanni di Pastiglia che alla sua morte lo trasmesse al figlio Ferdinando II detto il Cattolico. Fu proprio sotto il regno di Ferrante che nell’agosto del 1480 i turchi assediarono e saccheggiarono Otranto massacrando gli uomini, violentando le donne e sgozzando i fanciulli. Di circa 13000 abitanti ne rimasero solo 800 che preferirono il martirio piuttosto che la conversione religiosa. Alla fine il duca di Calabria con un esercito di aragonesi riuscì a sbaragliare l’esercito turco la cui flotta si era già ritirata alla notizia della morte di Maometto II.

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