La Puglia in età moderna

La Puglia in età moderna
Nel 1504 il Trattato di Lione attribuì il possesso del Regno di Napoli alla Spagna. Ma il dominio spagnolo in Puglia fu messo in discussione venticinque anni dopo ai tempi della guerra fra Carlo V re di Spagna e Francesco I re di Francia. Mentre la prima guerra fra i due sovrani che si era conclusa con le battaglie di Cerignola e Garigliano no aveva causato grossi danni, la seconda, ricordata come la guerra del Lotrecco, venne condotta con ferocia devastatrice ed oltre a fare un gran numero di vittime, condannò alla miseria la popolazione, riducendo in cenere moltissime città.


Nel 1529 con la pace di Cambrai, detta anche pace delle due dame perché vi ebbero un ruolo determinante Margherita d’Austria, zia di Carlo V e Luisa di Savoia madre di Francesco I, i due sovrani si divisero le rispettive sfere di influenza stabilendo che la Puglia rimanesse territorio spagnolo. In seguito la regione fu divisa in tre province: Capitanata o Daunia, Terra di Bari e Terra d’Otranto.
Ma i primi anni di dominazione spagnola sono soprattutto ricordati perché concomitanti con le improvvise incursioni turche sulle nostre coste. Gli invasori oltre a saccheggiare le nostre terre e a spogliare i nostri santuari rapivano la popolazione per rivenderla al mercato degli schiavi. Fra le spedizioni più feroci vi fu quella di Kireddin detto il Barbarossa, che nel 1543 dopo aver oltrepassato lo stretto dei Dardanelli occupò Valona con l’intento di invadere la Puglia. Avendo saputo che Brindisi e Otranto erano ben protette occupò Castro che fu incendiata e ridotta ad un masso di macerie. L’anno dopo fu la volta di Castro che tuttavia seppe resistere all’assedio e a sconfiggere i turchi.

Nel 1554 toccò a Vieste nella quale i turchi rinnovando la barbarie otrantina del 1480, fecero una gran strage di cittadini scannando senza misericordia uomini, donne, vecchi e bambini. A questo punto intervenne, seppur in ritardo, Carlo V che elevò Vieste a città regia, potenziò la forza militare ivi presente e ordinò la costruzione di centinaia di torri costiere di avvistamento. Nel 1571 a Lepanto, la flotta della Lega Santa, formata dalla Spagna, da Venezia e dal Papa inflisse una dura sconfitta ai turchi che anche se non fu decisiva, limitò notevolmente la loro presenza nel Mediterraneo. Infatti il 14 settembre 1594, un centinaio di navi comandate da Sinam Bassà Cicala attaccarono Taranto dalla foce del fiume Taras dalla quale entrarono all’interno distruggendo molte contrade prive di difesa, ma furono battuti dai difensori. A questo punto i turchi tentarono di conquistare Taranto attaccandola dal mare, ma anche questo tentativo risultò essere vano. Si spostarono quindi all’interno ma giunti fino alle mura di Massacra furono messi in fuga dall’intervento del marchese Carlo d’Avalos.
Controllato e limitato il pericolo turco, alla metà del secolo, nel 1647, un altro avvenimento scosse le popolazioni pugliesi. Un forte inasprimento fiscale sulla produzione di grano e una serie di disordini furono la causa di una rivolta che partita da Napoli e guidata da Tommaso Aniello, detto Masaniello, trovò in Puglia terreno fertile e fornì il pretesto per numerosi tentativi di ribaltamento del governo spagnolo. Tuttavia la ribellione si spense prima del suo nascere perché la monarchia spagnola e il baronaggio napoletano unirono le proprie forze riuscendo così a portare la situazione sotto controllo.
Durante la dominazione spagnola la regione fu inoltre colpita sia da gravi calamità naturali, quali ad esempio la carestia del 1622 dovuta ad uno scarso raccolto, sia la peste che nel 1656 colpì tutta l’Italia e anche la città di Bari che contò 12000 morti, quella di Andria con 14000 morti e Trani con 12000 morti.
Un aspetto importante che merita di essere ricordato è che anche se durante tale dominazione le manifestazioni culturali e artistiche nate in Puglia furono rare, tuttavia fu proprio in questo periodo che nacque il Barocco Leccese che nel corso dei secoli ha lasciato un’impronta unica alla città di Lecce.
Con Carlo III di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, che nel 1735 che nel 1735 assunse il titolo di re delle Due Sicilie, il Regno attraversò un periodo molto fecondo. Il nuovo governo, ispirato alle teorie illumistiche allora dominanti attuò una politica riformatrice che consentì la nascita di una vera e propria scuola che si andò formando attorno ad un gruppo di intellettuali fra i quali vi erano molti esponenti pugliesi. Fra gli storici ricordiamo il neretino Gian Battista Tafuri e l’arciprete brindisino Annibale De Leo; fra gli economisti Giuseppe Maria Galanti autore de “Descrizione geografica e politica delle due Sicilie” e il gallipolino Filippo Maria Briganti;fra i giuristi il barlettano Nicolò Fraggianni e il molfettese Giuseppe Maria Giovene.
Nel 1799 i principi proclamati durante la Rivoluzione Francese giunsero anche a Napoli dove venne proclamata la Repubblica Partenopea e re Ferdinando IV fu costretto a fuggire a Palermo. In alcuni comuni pugliesi prevalsero le forze della reazione borbonica mentre in altri ebbero il sopravvento quelle moderate di una borghesia isolata. Ovunque vi furono situazioni locali di conflitti a lungo repressi che esplodevano con una ferocia inaudita, come a Trani dove avvennero dei veri e propri massacri per le strade della città. La Repubblica Partenopea terminò con la spedizione militare voluta da Ferdinando IV e guidata dal cardinale Fabrizio Ruffo che aveva il compito di ristabilire la monarchia. I repubblicani napoletani che dovevano tenere testa sia all’esercito monarchico sia ai lazzaroni accettarono le condizioni di resa offerte dal cardinale, con la promessa di aver salva la vita. Ma una volta occupata la città i sanfedisti fecero ritornare i Borbone che attuarono una dura repressione mandando al patibolo altre cento patrioti.
Nel 1805 la vittoria di Austerliz permise a Napoleone di rafforzare il suo potere in Europa mentre suo fratello Giuseppe Bonaparte sorretto da un esercito di 80.000 uomini si insediava a Napoli, ma quando venne richiamato da Napoleone per reggere la corona di Spagna cedette il suo posto al cognato Gioacchino Murat che in pochi anni realizzò trasformazioni ecnomiche e sociali che in tempo normale avrebbero richiesto secoli. Prima di tutto procedette alla soppressione del feudalesimo,adottò una serie di misure riguardanti il frazionamento dei latifondi,le ripartizioni demaniali e la revisione dell’ordinamento fiscale e sciolse le servitù prediali. Gioacchino bandì gi ultimi Gesuiti che abbandonarono i collegi di Bari, Barletta, Lecce e Oria e sostituì tutte le imposte con una sola, il contributo fondiario. Egli inoltre fece cantierare la Bari-Lecce e la Bari-Taranto,incrementò la rete viaria fra Foggia e le altre città della Capitanata e promosse un piano di alfabetizzazione obbligatoria per tutti i ragazzi del Regno che tuttavia fallì sia a causa dell’opposizione del clero che si vide privato del monopolio dell’istruzione sia a causa dell’ignoranza dei genitori. La campagna di Russia segnò la fine della sua avventura politica un quanto nonostante egli tentò di prendere le distanze da Napoleone, fu catturato come impostore e fucilato a Pizzo Calabro.


Con la sconfitta di Napoleone cominciava l’età della Restaurazione, cioè della ricostituzione del vecchio ordine europeo, intesa sia come restaurazione dei sovrani spodestati sia delle gerarchie sociali e dei modi di governare tipici dell’ancien régim. Ciò portò al ritorno dei Borboni ed in particolare di Ferdinando IV re di Napoli e di Sicilie che per l’occasione assunse il nome di Ferdinando I re delle due Sicilie. Ma a parte questa nuova denominazione nulla cambiò relativamente al modo di governare in quanto il re nominò ministro di polizia lo spietato Antonio Capace Minatolo, principe di Canosa, che fondò sul terrore il suo regime poliziesco. Preoccupato dai moti carbonari e dalla rivolta che serpeggiava nell’esercito re Ferdinando nel luglio del 1720 concesse una costituzione che però fu abrogata al ritorno dal congresso di Lubiana quando si fece precedere a Napoli dalle truppe austriache. L’uccisione di due ufficiali arrestati per cospirazione contro lo stato non scoraggiò il movimento di liberazione ma alimentò la nascita di numerose sette carbonare anche in Puglia

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