La viticoltura in Puglia

Si ha notizia della coltivazione della vite in Puglia già intorno al 2000 Avanti Cristo, e da allora i vigneti sono diventati parte integrante dell’economia di questa regione, e ne connotano in maniera decisa il paesaggio.

Alla fine dell’800 la Puglia conosce un periodo di grande impulso alla coltivazione dell’uva a causa di una grave epidemia che in altre parti d’Europa, in Francia e nel Nord Italia, aveva colpito la vite. Nella zona di Barletta, Bitonto, Brindisi, Corato, Gallipoli, Lecce e Ruvo si avrà un’enorme crescita della produzione dei cosiddetti “vini da taglio”, destinati ad essere miscelati a vini più nobili di altre aree produttive per compensarne la caduta in termini di produzione. Anche la Puglia sarà colpita dalla filossera agli inizi del ‘900, e dopo due decenni in cui la produzione conoscerà una grave crisi. Piano piano la produzione riprenderà vigore, grazie soprattutto all’introduzione ed all’innesto sulle uve locali, principalmente il Negramaro ed il Primitivo, di vitigni americani, più resistenti al parassita.

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La generosa uva della Puglia

E questo il periodo in cui comincia timidamente a cambiare anche il criterio con cui viene prodotto il vino: se prima era per la maggior parte destinato appunto a prodotto “da taglio” di altri vini più nobili, lentamente si fa avanti nei viticoltori pugliesi la consapevolezza che si può produrre un vino di qualità, prestando maggior cura a questa piuttosto che alla massiccia produzione quantitativa, ma ci vorranno ancora tanti anni, ed un paziente lavoro, perchè questa riconversione abbia il successo desiderato, si dovrà aspettare infatti ben dopo il secondo dopoguerra perchè la qualità dei vini pugliesi cominci ad essere all’altezza di altri preziosi vini da tavola, italiani e francesi.

Nella regione si distinguono diverse aree produttive, ognuna con le proprie caratteristiche. Nel foggiano si produce un vino bianco di buona qualità, ottenuto da vitigni Trebbiano di Toscana che ha trovato nei terreni calcarei e sabbiosi dell’area un ambiente ideale per i suo sviluppo. Pochi i vini rossi ma negli ultimi anni alcune qualità cominciano ad essere apprezzate.

Nell’area del barese si ha una resa eccellente dal punto di vista quantitativo, grazie al territorio particolarmente favorevole, tra i vitigni si distinguono l’Aglianico ed il Primitivo, l’Uva di Troia ed il Bombino nero tra i rossi, il Bombino bianco ed il Bianco d’Alessano tra i bianchi. L’area sta conoscendo lo stesso fenomeno delle altre della Puglia, il passaggio da una produzione incentrata sulla quantità alla ricerca di vini di qualità in grado di competere sul mercato dei vini DOC, come alcune produzioni di Gioia del Colle: il bianco su vitigno trebbiano, il rosso su vitigno primitivo e il vino dolce aleatico, a Locorotondo, il cui bianco è diventato uno dei vini pugliesi più ricercati ed apprezzati, ed a Martina Franca che produce un bianco DOC. Nell’area di Gravina un altro bianco DOC che prende il nome dalla cittadina.

Il Salento rappresenta per la produzione vinicola pugliese di qualità una vera e propria festa, con i suoi numerosi vini DOC, soprattutto rossi da vitigno Negramaro e Malvasia, ed un prezioso rosato che ha molto successo nei paesi del Nord Europa. Nella provincia di Taranto si produce il DOC Primitivo di Manduria, una volta semplice vino da taglio per le sue qualità di vino particolarmente alto di gradazione alcoolica e dal bel colore intenso e che oggi, grazie ad una evoluzione della produzione e del suo raffinamento è diventato DOC e sta conquistando un posto di riguardo tra i vini italiani.

 

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